di Ramananda Shyamananda Das
discepolo di Paramadvaiti Swami
La musica occupa un posto di rilievo nella tradizione della Coscienza di Krishna. Non è solo un’arte o un linguaggio emotivo: è uno strumento sacro di risveglio spirituale. I suoni che glorificano il Nome Divino hanno il potere di purificare la mente, elevare il cuore e riconnettere l’anima al suo eterno rapporto d’amore con Dio. Il canto e la musica non sono dunque accessori della pratica spirituale: sono la pratica stessa, nella sua forma più diretta e gioiosa.
1. Il Kirtan: la vibrazione collettiva del Divino
Il kirtan è il canto comunitario del Santo Nome di Dio, spesso accompagnato da strumenti come il mridanga, i kartal e l’harmonium. È una forma di meditazione dinamica e gioiosa, in cui il canto si alterna tra chi guida e chi risponde. Nel kirtan, non ci sono spettatori: ogni voce è parte dell’onda sonora che glorifica Krishna.
Quando si canta insieme, le barriere dell’ego si dissolvono. Le menti si sincronizzano, i cuori si aprono e un’energia sottile, ma palpabile, pervade lo spazio. Srila Prabhupada spiegava che il kirtan è il metodo più efficace per realizzare Dio in quest’era di Kali, caratterizzata da distrazioni, stress e materialismo: un semplice canto, ma pieno del Nome Divino, è capace di trasmutare la coscienza.
2. Il Bhajan: la devozione intima
Se il kirtan è estasi collettiva, il bhajan è intimità interiore. È un canto più dolce, meditativo e personale, spesso eseguito in momenti di raccoglimento. Nel bhajan, la voce del devoto diventa una preghiera viva: non canta per impressionare, ma per offrire.
Molti santi e maestri, come Mirabai, Tukaram o Bhaktivinoda Thakur, hanno espresso le loro estasi spirituali attraverso i bhajan. Questi canti, semplici e profondi, sono ponti tra l’anima e Krishna. Ogni nota diventa un’offerta, ogni parola una ghirlanda di suoni offerta ai Suoi piedi di loto.
3. Il Potere del Suono Sacro
Secondo le Scritture vediche, il suono è la prima manifestazione della creazione. Tutto nasce dal suono — śabda brahman, il Verbo Divino. Perciò, i suoni trascendentali come il Maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare non sono vibrazioni ordinarie: sono Krishna stesso sotto forma sonora.
Quando pronunciamo o ascoltiamo il Nome Divino, entriamo in contatto diretto con Dio. Non c’è bisogno di intermediari, né di rituali complicati. È una comunicazione cuore a Cuore. Per questo, il canto non è solo un atto devozionale, ma una trasformazione vibratoria che purifica la coscienza, rimuove il karma e illumina l’anima.
4. La Musica come Offerta
Nella Coscienza di Krishna, la musica è offerta (seva). Il devoto non canta per esibirsi, ma per servire. Ogni nota, ogni battito di tamburo è un atto d’amore rivolto al Signore. Quando la musica è suonata con intenzione pura, Krishna la accetta e la restituisce moltiplicata in gioia e beatitudine.
Per questo, anche un semplice canto ripetuto con sincerità può generare più estasi di una sinfonia perfetta eseguita senza devozione.
Conclusione
Il suono sacro è una medicina per l’anima. Kirtan e bhajan non sono soltanto espressioni musicali, ma strumenti di liberazione. Essi ci ricordano che Dio non è lontano: Egli vibra in ogni sillaba del Suo Nome.
Cantare il Nome di Krishna significa tornare a casa, ritrovare la nostra voce eterna, dissolvere le ombre interiori nel canto della Luce.
Autore: Ramananda Shyamananda Das
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